S’avanza da Strasburgo una legge sul concorso esterno in cricca. Timori
Malgrado ci sia ancora solo una bozza di legge al vaglio di una commissione parlamentare, il recepimento della Convenzione internazionale anticorruzione con il quale il Parlamento si è impegnato a legiferare – in particolar modo in tema di traffico di influenza e autoriciclaggio – diffonde nervosismo nella classe politica del centrodestra.
17 AGO 20

Malgrado ci sia ancora solo una bozza di legge al vaglio di una commissione parlamentare, il recepimento della Convenzione internazionale anticorruzione con il quale il Parlamento si è impegnato a legiferare – in particolar modo in tema di traffico di influenza e autoriciclaggio – diffonde nervosismo nella classe politica del centrodestra. “C’è chi ne vuole approfittare”, dice il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, riferendosi a quanti – tutto il centrosinistra – negli ultimi giorni hanno insistito perché l’argomento rientrasse nell’agenda del vertice che ieri ha riunito a Palazzo Chigi il premier Mario Monti con i segretari dei tre partiti che sostengono il governo, Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini.
Mercoledì scorso, dopo undici anni dalla sua approvazione europea, il Senato ha ratificato la Convenzione penale sulla corruzione (Strasburgo, 27 gennaio 1999). Il testo, che va tradotto in legge – “ma non fotocopiato”, specifica Gasparri – potrebbe introdurre nell’ordinamento italiano il reato di “traffico di influenza” con il quale si punisce la persona che mette in contatto tra loro il corruttore e il corrotto in cambio di una dazione di denaro. Inoltre, la Convenzione prescrive anche l’introduzione del reato di “corruzione tra privati” e di “autoriciclaggio”, che punisce colui il quale reimpiega i soldi frutto di un reato che ha commesso. Negli ambienti del Pdl la chiamano legge anti cricca: “Individuate le persone da colpire, mancava solo un reato per poterle perseguire”. In Senato, il Pdl ha ottenuto l’approvazione da parte dell’Aula, con il parere favorevole del governo, di un preciso ordine del giorno che impegna l’esecutivo ad adattare la normativa europea alla legislazione italiana, ovvero a darne attuazione “in armonia con i princìpi generali dell’ordinamento quali la personalità della responsabilità penale, l’offensività delle condotte penalmente rilevanti, la tipicità della fattispecie di reato”. Con questo ordine del giorno una parte del centrodestra ritiene di aver circoscritto l’impatto della norma (quando, e se, comincerà l’iter). Ma la preoccupazione resta, malgrado nessuna legge sia retroattiva.
Mercoledì scorso, dopo undici anni dalla sua approvazione europea, il Senato ha ratificato la Convenzione penale sulla corruzione (Strasburgo, 27 gennaio 1999). Il testo, che va tradotto in legge – “ma non fotocopiato”, specifica Gasparri – potrebbe introdurre nell’ordinamento italiano il reato di “traffico di influenza” con il quale si punisce la persona che mette in contatto tra loro il corruttore e il corrotto in cambio di una dazione di denaro. Inoltre, la Convenzione prescrive anche l’introduzione del reato di “corruzione tra privati” e di “autoriciclaggio”, che punisce colui il quale reimpiega i soldi frutto di un reato che ha commesso. Negli ambienti del Pdl la chiamano legge anti cricca: “Individuate le persone da colpire, mancava solo un reato per poterle perseguire”. In Senato, il Pdl ha ottenuto l’approvazione da parte dell’Aula, con il parere favorevole del governo, di un preciso ordine del giorno che impegna l’esecutivo ad adattare la normativa europea alla legislazione italiana, ovvero a darne attuazione “in armonia con i princìpi generali dell’ordinamento quali la personalità della responsabilità penale, l’offensività delle condotte penalmente rilevanti, la tipicità della fattispecie di reato”. Con questo ordine del giorno una parte del centrodestra ritiene di aver circoscritto l’impatto della norma (quando, e se, comincerà l’iter). Ma la preoccupazione resta, malgrado nessuna legge sia retroattiva.
La convenzione di Strasburgo è adesso al vaglio della Camera, che deve approvarla. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, avvocato di prestigio e “garantista” (è il difensore storico di Francesco Gaetano Caltagirone) ha spiegato, rassicurando ma forse non abbastanza, che la convenzione è solo “lo schema” in cui si dovrà operare, ma che “importanti saranno i contenuti”. Il Guardasigilli, che ha ben compreso i termini della questione e ben conosce le riserve (più trasversali di quanto non appaia), ha specificato che “il legislatore dovrà essere attento nel distinguere tra fatti penalmente rilevanti e altri che non lo sono”. Ieri il ministro lo ha ripetuto di nuovo al termine della seduta delle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia della Camera: “Su questi argomenti sono necessari scrupolo e cautela”. Ad accendere i timori di una parte del centrodestra sono gli inviti e gli auspici con i quali una parte del Pd (e tutta l’Idv), giornali d’area compresi, accompagnano l’introduzione in Italia della Convenzione di Strasburgo e il dibattito pubblico intorno al cosiddetto disegno di legge anti corruzione. Il timore è di essere costretti, sotto il ricatto del sostegno inderogabile e di emergenza al governo tecnico, a vedere approvata una legge che al Pdl sembra fatta apposta per cucire addosso un reato ad alcuni imputati preindividuati. Tuttavia si tratta di timori, secrezioni irrazionali, più diffusi ai vertici della catena di comando che tra gli operatori sul campo parlamentare.
Anche Silvio Berlusconi, stavolta, se ne disinteressa (i suoi guai sono altri). Nei gruppi della Camera, e del Senato, si registrano convergenze e accordi ancora informali che suonano rassicuranti su tutta la linea. Specie tra il Pdl, che da solo detiene quasi la maggioranza in Senato ed è anche di gran lunga il gruppo più consistente alla Camera, e l’Udc. Falso in bilancio? Corruzione privata? Maliziosamente si fa anche notare che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, nemmeno nel Pd, alle prese con l’affaire Lusi (e Emiliano e Penati) muoiono precisamente dalla voglia.
Anche Silvio Berlusconi, stavolta, se ne disinteressa (i suoi guai sono altri). Nei gruppi della Camera, e del Senato, si registrano convergenze e accordi ancora informali che suonano rassicuranti su tutta la linea. Specie tra il Pdl, che da solo detiene quasi la maggioranza in Senato ed è anche di gran lunga il gruppo più consistente alla Camera, e l’Udc. Falso in bilancio? Corruzione privata? Maliziosamente si fa anche notare che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, nemmeno nel Pd, alle prese con l’affaire Lusi (e Emiliano e Penati) muoiono precisamente dalla voglia.